SIN ROPAS + GIOVANNI NICOSIA @ ZO, CATANIA (11/03/2016)

Venerdì 11/03/16, piove a Catania, ma il disagio metereologico che tanto sconvolge noi indigeni di paesi belli ed assolati, non è, questa volta, un deterrente per usufruire della buona musica. E mentre la cover band di turno calca altri palchi, artisti americani ed italiani esprimono se stessi sul pavimento di Zo, Centro culture contemporanee.
Giusto il tempo di scegliere una seduta per acclimatarsi ed ecco partire senza fronzoli le note algide di Giovanni Nicosia, chitarrista noto anche per avere fatto parte della prima formazione dei nostrani alfieri noise rock, Uzeda. I suoi droni psichedelici e le trame chitarristiche, melodiche e minimali, non scalderanno certo i nostri corpi ma ci proietteranno in atmosfere rarefatte ed eteree. Gianni racconta se stesso senza proferire verbo e forse avrebbe meritato anche una degna presentazione.
E’ il momento dei Sin Ropas, duo americano, legato a doppio filo a Red red meat e Califone. Legato a certo rock autorale, non quello blasonato dei grandi auditorium, il rock dimesso, il lo-fi sghembo partorito nell’intimità del North Carolina, il rock del principe Billy o degli Sparklehorse, tanto per citarne qualcuno. Presentano il loro nuovo disco, Mirror bride, di lunga gestazione come i precedenti lavori, tra l’altro ben rappresentati durante l’intera performance. Un po’ di volume alla chitarra e si parte con ‘Folded uniform’, ballata fluttuante che mette subito in chiaro cosa andremo ad ascoltare per la prossima ora di concerto: un folk-pop alieno caratterizzato da armonie malinconiche su di un tappeto chitarristico riverberato e a tratti abrasivo, eseguito con supporti rumoristici e strumenti auto-assemblati con scatole di biscotti! Denni Iosello è meravigliosa e si alterna con destrezza suonando all’ unisono tastiera, batteria e percussioni con estrema naturalezza. Canta, sorride e danza con le bacchette, facendo sembrare tutto cosi semplice e normale. Canalizza, pure troppo, l’attenzione su se stessa distogliendola dal timido Tim Hurley, che con la sua voce dolente sciorina il flusso dei suoi pensieri al rallentatore. Presto ci ringraziano per essere presenti, ‘despite the rain’, ed io, invece, penso di essere esattamente nel miglior momento possibile per ascoltare i Sin ropas, perchè in fondo, forse, è proprio la musica a trascinarsi dietro le atmosfere di cui ha bisogno. Una musica immobile, dal sapore irrisolto ed incompleto, che lascia sospesi ed accompagna, sognante, l’ascoltatore lungo un sentiero boscoso ed umido.
Qualcuno sonnecchia, qualcun altro chiaccherando tenta di distoglierci dall’alchimia creata dai due, ma il trance è interrotto solo dalla fine dell’esibizione. C’è tempo per alcuni bis e per tornare a casa, ancora sotto la pioggia, ma più soddisfatti.

Written by Lando Losi

Be first to comment